Home // Blog // IL CAPPOTTO DELLA MACELLAIA DI LILIA CARLOTA LORENZO

WARCHESS- RECENSIONE IL CAPPOTTO DELLA MACELLAIA

 di Lilia Carlota Lorenzo

Quando ho iniziato “Il cappotto della macellaia” credevo di trovarmi di fronte a un thriller: in realtà il romanzo ha sì del mistero, tutto ruota intorno a un avvenimento che sarà rivelato solo alla fine, ma non è un vero e proprio thriller. Piuttosto lo considererei una commedia.

Immaginate un paese sconosciuto, un punto nero in mezzo al nulla. E poi immaginate che in questo paese ne succedano di tutti i colori. Ecco la trama de “Il cappotto della macellaia”.

Palo Santo è il paese dove si svolge la vicenda. Un piccolo paesino sperduto nella pampa argentina. Una manciata di abitanti e la solita routine… o almeno, così sembra. Perché ogni abitante è un piccolo universo a sé e, soprattutto, nasconde alcuni scheletri negli armadi. Come la signora Fernandéz, sarta del paese, alle prese con la figlia cicciona della signora Andreani, moglie del macellaio, che non entra nell’abito da sposa e la costringe a lunghi e tediosi taglia e cuci; o come le sorelle Solimana e Marcantonia, merciaie, diverse nell’aspetto e nel carattere, ma che non sono come vogliono apparire; o come la stessa signora Andreani, maestra che deve vedersela con l’irascibile e scontroso Reinoso, suo alunno; e infine il povero Pepincito, un ragazzino che ha visto troppo.

Che cosa lega tutti questi protagonisti?

Ammetto che all’inizio ho avuto alcune difficoltà a interagire con i numerosi protagonisti (quelli che ho citato sono solo alcuni): non capivo chi fosse uno e chi l’altro, e il continuo saltare da un punto di vista all’altro in ogni capitolo non migliorava la situazione. Molti interrogativi venivano aperti e lasciati lì, come se l’autrice si fosse dimenticata di rispondere. In realtà proseguendo la lettura mi sono trovata completamente coinvolta nel romanzo, e piano piano ogni tassello è andato al suo posto.

La penna della Lorenzo è strepitosa: è riuscita a costruire una trama molto complessa senza perdere il filo, e l’interazione dei numerosi personaggi non è mai lasciata al caso. Ogni singola scena è un indizio, che il lettore dovrà conservare gelosamente per arrivare alla rivelazione finale.

Lo stile di scrittura mi ha ricordato molto Vitali: un mix di ironia e comicità che ci fa innamorare immediatamente di ciascun personaggio, come se li conoscessimo da sempre. Lo stesso Palo Santo è un piccolo microcosmo dalle svariate sfaccettature: il classico paesino dove tutti conoscono tutti e dove nessuno si fa gli affari propri.

Insomma, “Il cappotto della macellaia” è quel romanzo che consiglio a chiunque voglia rilassarsi per qualche ora e, sì, anche farsi qualche risata.

Emanuela Navone

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