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INTERVISTA A LILIA CARLOTA LORENZO

1-Parlaci di te. Che ruolo ha la scrittura nella tua vita?

Parlare di me sarebbe lungo, come dice la mini biografia che Mondadori ha messo nella soletta del libro, nella mia vita ho cambiato 34 indirizzi…

Spiegare perché ho iniziato a scrivere è più semplice. Forse perché si sono combinati alcuni fattori, come avere da che vivere, tempo a disposizione, un computer e tanto noia addosso. Non sono mai stata portata per le cose pratiche, come fare soldi, fare carriera perché sono un pessimo arrampicatore sociale. Me la cavo meglio con tutto quello che ha a che fare con la fantasia. Poi ho scoperto che scrivere è molto divertente e ormai non cerco più altri diversivi.

Scrivo come parlo, ma sembra che piaccia agli italiani, almeno guardando le 200 recensioni con una media di quattro stelle che mi hanno fatto su Amazon.

2-Parlaci del tuo libro.

Il libro parla di un fattaccio accaduto dalle mie parti. I personaggi sono piuttosto brutti sporchi e cattivi – quelli buoni e bravi non fanno per me. Mi figlia dice sempre: la gente non è così come la dipingi, hai fatto una vita di merda e sei avvelenata col mondo. Forse è vero, ma ormai scrivo così, altrimenti non saprei farlo.

Tornando al libro, è una storia di paese proprio da manuale: pettegolezzi, amori, invidie, cattiverie, ma anche mistero e, secondo i lettori, molto spassosa. Purtroppo a un certo punto scappa il morto e qui le cose si complicano, il mistero si infittisce e nessuno, tranne il lettore, saprà mai chi sia il vero colpevole.

3-Dove hai preso l’ispirazione?

Il libro si ispira a un fatto di sangue veramente accaduto in un paese sperduto della pampa argentina che fece molto scalpore all’epoca. Ho sentito la storia da mia madre e da mia nonna. Aveva tutte le caratteristiche per fare un bel romanzo a tinte noir, quindi mi sono decisa.

Ho cambiato il nome del paese, aggiunto personaggi e fatti, ma il cappotto, la sarta, il morto e la macellaia sono veramente esistiti.

4-Stai lavorando a qualche altro romanzo?

Ho un libro autobiografico che ormai ho messo da parte per evitare querelle. La biografia è un pretesto per raccontare molti aspetti del mio paese, testimonianze che ho vissuto ai tempi della guerra sporca e i desaparecidos, molti dei quali miei amici.

Adesso sto sviluppando una storia veramente accaduta, certo molto romanzata. Il solito pretesto per infilare i mie personaggi un po’ loschi, i panni sporchi e altre cosette. Tutto addobbato con una alta dosi di mistero e il colpo di scena finale, ormai la mia firma come la Z di Zorro. Niente facile perché, come ho già detto in qualche intervista, è una specie di compito matematico.

5-Qual è il tuo libro preferito?

A una domanda così a bruciapelo, rispondo di conseguenza: Il nome della rosa, secondo me il giallo più bello di tutti i tempi.

6-Cosa ne pensi delle persone che vogliono iniziare a scrivere un libro ma dicono di leggere poco per non farsi influenzare?

Bella questa! Sarebbe come se qualcuno volesse portare a tavola un piatto fatto da lui senza aver mai accesso i fornelli. A parte il fatto che leggere è una delle cose più belle della vita. Poveri coloro che non lo sanno! Hai presente quei vecchietti con faccia annoiate che vedi nelle piazze, o le vecchiette che stirano a più non posso la passeggiata mattutina al mercato del quartiere? Anche se devo dire che le donne leggono molto di più che i maschi. Peggio per loro.

E poi… se non si ha letto: come fai ad avere il polso di quello che scrivi?

7-Che consiglio daresti a chi volesse iniziare a scrivere?

Se scrive solo per lui, è libero di fare quello che vuole. Se pensa di pubblicare gli direi di non dimenticare nemmeno per un momento l’ipotetico lettore, sempre in agguato disposto a distruggerlo.

Poi curare il libro, anche le recensioni negative sono sempre in agguato. E finalmente… armarsi di coraggio per addentrarsi nella giungla di tutti coloro che con l’avvenimento del computer si sono messi a scrivere in un mondo dove si legge sempre di meno.

8-Puoi invitare a cena tre autori (possono essere ancora in vita oppure no) chi sceglieresti?

Georges Simenon, Fëdor Dostoevskij e Gabriel García Márquez, ma con tanto ottimo vino, altrimenti Simenon se ne andrebbe subito a casa dove lo aspetta la cameriera di turno; Dostoevskij al casino, e García Márquez con me a parlare di Fidel Castro.

9-Un saluto ai nostri amici lettori.

Carissimi, spero che voi vi divertiate con i miei libri come io mi diverto a scriverli. Hasta la vista siempre! 😉

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