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WARCHESS- RECENSIONE TRE TAZZE DI CIOCCOLATA

Di Care Santos

Tutti i giorni, prima di andare a lavorare passo in libreria. Spesso mi fermo a guardare le novità nel reparto thriller e gialli ma ogni tanto mi soffermo nella sezione narrativa. Questo libro, devo ammettere che mi ha colpita subito. Il titolo, tre tazze di cioccolata mi ricorda le giornate fredde d’inverno quando il Natale si avvicina e l’atmosfera è diversa. Mentre la trama mi trasporta in un mondo che ho sempre amato, la storia francese. Ho aspettato diversi mesi prima di iniziare a leggerlo e ammetto che ne è valsa davvero la pena.

Trama: Sara, moglie e madre modello, è proprietaria di un negozio che a Barcellona è sinonimo di cioccolato, ed è fiera di continuare la tradizione di famiglia. Prima ancora di lei Aurora, la cui madre era al servizio di una famiglia borghese del XIX secolo, per la quale la cioccolata è qualcosa di proibito e peccaminoso. E all’inizio di tutto c’era Marianna, moglie del cioccolataio più famoso del XVIII secolo, inventore di una macchina prodigiosa. I destini di queste tre donne sono intrecciati e indissolubilmente legati alla storia di un’antica cioccolatiera di porcellana, che passa di mano in mano trasmettendo l’amore per la cioccolata, la vita e il coraggio di inseguire i propri desideri. Care Santos, narratrice magistrale, racconta di un’unica dolce passione che unisce destini e segna la vita delle sue protagoniste attraverso tre secoli di storia. Un viaggio nel tempo che ha profumo e sapore, in cui ogni pagina è inebriante come una droga leggera. Dopo i grandi bestseller al femminile Chocolat di Joanne Harris e Dolce come il cioccolato di Laura Esquivel, un grande intreccio di passione, forza e dolcezza, che consacra definitivamente Care Santos al grande pubblico.”

Recensione: Il libro è diviso in tre parti con personaggi e storie diverse ma il filo che lega tutte le persone del racconto è la cioccolatiera dove all’interno stanno esattamente tre tazze di cioccolata.

La prima parte ci troviamo nel presente, Sara ha un negozio dove vende cioccolata a Barcellona e un giorno entra da un rigattiere e vede questa bellissima cioccolatiera di fine porcellana quasi trasparente e sotto un’incisione “Appartengo alla signora Adelaide”. Nel frattempo Sara si sposa con Max, un uomo che non ha amato fin da subito, anzi, lei era innamorata del migliore amico del marito. Tutta la storia si intreccia tra queste tre persone, tre legami differenti che portano alla creazioni di tre cioccolatini diventati famosi in tutto il mondo.

La seconda parte è ambientato alla fine del 1800. Le famiglie ricche di Barcellona vanno al teatro, e in questa parte si parla molto di questo mondo incantato fatto di musica lirica, abiti eleganti e le prime lavorazioni della cioccolata. Questa parte parla di Aurora, figlia di una donna delle pulizie in una grande casa. Quando nasce la madre muore di parto ma visto che i padroni della casa avevano appena avuto anche loro una bimba e in quel periodo erano molto felici aiutarono Aurora a crescere come se fosse una loro parente, anche se con debita distanza. Cresciute insieme le due bambine divennero amiche (anche se non come l’amicizia che consideriamo noi ai giorni nostri). Tutti i giorni Aurora preparava la cioccolata alla sua amica ed usava una vecchia cioccolatiera trovata in una dispensa, la particolarità era la scritta sul fondo: “Appartengo alla signora Adelaide”.

La terza parte è ambientata sempre a Barcellona ma nel periodo in cui i re di Francia erano capricciosi e volevano tutto e subito e finalmente si scopre chi è Adelaide e perché ha fatto creare una cioccolatiera che contiene esattamente tre tazze.

Un intreccio di storie che hanno in comune un semplice oggetto che è passato tra le mani di persone importanti e altre meno ma che le hanno legate con un filo invisibile.

Anche se la storia è nettamente divisa in tre parti l’autrice riesce a far immergere il lettore in mondi diversi. La semplicità del presente e lo sfarzo del passato. I personaggi riescono a diventare subito familiari grazie al loro carattere, mai troppo estremo ma con molte sfumature alle volte impercettibili. In alcuni punti, come la seconda parte dove si parla molto di opera lirica ammetto di essermi annoiata, non sono mai andata a teatro e sinceramente non è un mio desiderio quindi alcuni punti si potevano anche saltare però alla fine fa immergere il lettore nell’epoca in cui si pensava che andare a vedere e conoscere un opera era segno di pregio e importanza sociale.

Il libro mi è piaciuto moltissimo e l’attenzione a certi dettagli mi faceva venir voglia di prepararmi una bella tazza di cioccolata… anzi tre.

“Ti sei fermata davanti alle vetrine, che brillavano come un ostensorio ed erano piene di prelibatezze ben distribuite su piattini e vassoi. C’erano fili di zucchero candido che sembravano capricci di ghiaccio, dolcini al caffè avvolti in carta argentata, bustine di cacao in polvere per farne cioccolata, cioccolatini di tutti i tipi farciti con le miscele più sofisticate e il tutto incorniciato da un bellissimo quadro con una signora ben vestita nell’atto di bere una tazza di cioccolata seduta nella sua biblioteca. Il tuo sguardo si perdeva tra le confezioni di colore e misure differenti, piene di delizie che tu non avevi mai gustato. Sembrava che la novità fossero dei cioccolatini “al gianduia” che formavano piramidi brillanti in una zona a parte della vetrina, come fossero una vera e propria svolta. Più in là c’erano, sistemate come dei soldatini, le tavolette di cioccolato. Grandi, piccole e medie, di cioccolato nero- “di pietra” diceva l’involucro- o di cioccolato al latte, una rarità del tutto nuova.”

Voto: 4,5/5

Consigliato: Sì, se volete immergervi in storie diverse al profumo invitante del cioccolato.

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